A.N.P.I. - Ferrara

Via Ferruccio Parri

di Paola Mambriani
 
Via Ferruccio Parri si trova nel quadrante sud della città fuori le Mura, nel quartiere di espansione urbana che ha per asse via Giuseppe Fabbri, dove via Ferruccio Parri è una laterale di via Monsignor N. Mosconi, ed è parallela ad un’altra nuova e breve via dedicata ad un combattente partigiano ferrarese: Mario Guzzinati .
Parri è stato un protagonista della storia italiana del ‘900, e ha avuto ruoli diversi e importanti in momenti cruciali della vita del Paese.
“Se ci fu un Presidente del Consiglio italiano che meritò la qualifica di galantuomo, di politico onesto e probo, quello fu Ferruccio Parri” (scrisse Indro Montanelli, certo non un suo seguace, in L’Italia della guerra civile).
“A Parri è sempre bastato avere la coscienza tranquilla. Per questo non volle mai rinunciare alle sue idee.” (Enzo Biagi, in Era ieri).
Nacque a Pinerolo (To) nel 1890; si laureò e fu professore di Lettere. Durante la Grande Guerra fu ufficiale di complemento. Aveva grande coraggio fisico e morale: ferito quattro volte al fronte meritò tre medaglie d’argento al valor militare, diverse onorificenze italiane e francesi e la promozione a maggiore per meriti di guerra. Come ufficiale di Stato Maggiore collaborò a preparare l’offensiva vittoriosa di Vittorio Veneto, e fu lui, su richiesta del comando supremo, a scrivere il famoso bollettino della Vittoria firmato dal M.llo d’Italia Diaz.
Fu poi insegnante al Liceo Parini di Milano e redattore del Corriere della Sera, ma non accettò la svolta fascista del giornale nel 1925 e dovette uscirne; dovette anche lasciare il ruolo di insegnante per non aver preso la tessera del partito fascista, necessaria per svolgere la professione. Subì percosse come sospettato di attività antifascista.
Aderì a Giustizia e Libertà e nel ’26 – insieme a Carlo Rosselli e altri – organizzò l’espatrio in Francia di Filippo Turati. Fu a sua volta arrestato e condannato più volte, prima a 10 mesi di carcere poi a 5 anni di confino a Ustica, a Lipari e a Vallo di Lucania. Rifiuta di fare domanda di grazia.
Rilasciato nel 1931, mantiene i contatti con il movimento di Giustizia e Libertà, mentre lavora presso la società Edison di Milano e svolge attività politica antifascista promotore del Partito d’Azione.
Dopo l’8 settembre 43 e con l’inizio della lotta partigiana, Ferruccio Parri ne diviene subito un leader indiscusso con il nome di battaglia Maurizio. Infatti è riconosciuto tale dai vari CLN che si andavano formando nell’inverno ’43-’44 per la sua preparazione militare e per la sua capacità di mediazione tra le varie componenti politiche del movimento di Liberazione. Rappresenta il Partito d’Azione (PdA) nel Comitato militare del Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI).
Quando si costituisce il Comando generale dei Volontari per la Libertà (CVL), dal 9 giugno 1944, Parri ne viene nominato vice-comandante, insieme al futuro leader comunista Luigi Longo.
Arrestato casualmente dalle SS a Milano il 2 gennaio ’45, portato a San Vittore e percosso duramente, viene prima condotto a Verona (c’era il Tribunale Speciale della Repubblica Sociale Italiana) e poi in Svizzera per uno scambio concordato di prigionieri con ufficiali nazisti nelle mani dei partigiani. Lo scambio, escogitato dagli Alleati nell’ambito di trattative segrete per una ritirata “onorevole” delle truppe tedesche in Italia (Operazione Sunrise) avviene ai primi di marzo ‘45 e a Zurigo Allan Dulles incontra Ferruccio Parri ormai libero che, con coraggio, insiste a rientrare al più presto in Italia per riprendere la lotta partigiana. Infatti partecipa alla fase finale della Resistenza e all’insurrezione di Milano.
Per il valore della sua azione militare di resistente viene decorato dagli USA con la Bronze Star Medal.
Dopo la Liberazione e la crisi del governo Bonomi, Parri diventa Presidente del Consiglio di un governo di unità nazionale in cui sono rappresentate tutte le sei principali forze politiche antifasciste e assume ad interim anche il Ministero dell’Interno; egli infatti rappresenta una personalità intermedia fra le forze di sinistra e quelle centriste del CLN. Il suo governo lavora senza sosta dal 21 giugno ’45 per far uscire il Paese dalla situazione post-bellica, mentre è sempre più difficile la “coabitazione” fra la sinistra e i liberali. Intanto c’è da seguire il tema delle trattative di pace, molto difficile per l’Italia, considerata un Paese sconfitto e “provocatore della guerra”. A Potsdam viene almeno riconosciuto all’Italia di essere stata il primo Paese a rompere l’alleanza con la Germania.
Ferruccio Parri dichiara il suo sostegno alle tesi repubblicane e questo gli aliena il consenso dei liberali, conservatori e monarchici.  Parri è anche tra i primi politici a denunciare l’esistenza della mafia nell’Italia meridionale e a proporre una lotta senza quartiere per sgominarla, individuandone il ruolo nefasto nella vita del Paese. Questo lo fa osteggiare sempre più da democristiani e liberali e il suo governo cade il 24 novembre 1945.
Da dicembre ’45 è acclamato segretario del PdA e guida il partito al congresso del febbraio ’46 in cui si scontrano visioni diverse; Ugo La Malfa e Ferruccio Parri escono dal partito e danno vita a una Concentrazione Democratica Repubblicana che partecipa alle elezioni del 2 giugno ’46. Sono eletti e aderiscono al Gruppo Repubblicano nell’Assemblea Costituente, dando vita al Partito Repubblicano Italiano. Parri è poi eletto senatore nel 1948, nella I legislatura della  repubblica.
Con altri resistenti ha fondato nel 1949 la FIAP (Federazione Italiana Associazioni Partigiane) e ha dato un contributo fondamentale alla nascita dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia  (INSMLI).
Parri esce dal PRI nel 1953 in opposizione alla nuova legge elettorale con premio di maggioranza (la cosiddetta “legge truffa”) e dà vita con Piero Calamandrei al movimento di Unità Popolare che, pur con pochi voti, contribuisce al fallimento della legge elettorale voluta dal Ministro degli Interni Mario Scelba, DC.
Nel 1958 Parri è eletto senatore come indipendente nelle liste del PSI, e contesta aspramente il governo Tambroni, che gode dell’appoggio esterno dei fascisti dell’MSI e reprime nel sangue le proteste popolari del 30 giugno ’60 a Genova, a Reggio Emilia, Napoli, Sicilia.
Nel 1963 il Presidente della Repubblica Saragat lo nomina senatore a vita, e Parri aderisce allora al gruppo della Sinistra indipendente di cui è a lungo presidente.
In quegli anni fonda e dirige la rivista l’Astrolabio, da cui conduce campagne per la realizzazione di una democrazia più compiuta e dalla quale denuncia il risorgente neo-fascismo.
La sua attività di pubblicista  dal 1946 alla morte è ricca di testi, discorsi, riflessioni e saggi sulla Resistenza e sulla politica italiana.
Considerato a buon diritto uno di padri della Patria muore a 91 anni l’8 dicembre 1981 e riposa nel cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, a pochi passi dalla tomba di Giuseppe Mazzini.
 
Bibliografia:
Aldo Aniasi Parri, l’avventura umana, militare, politica di Maurizio, Torino, ERI; 1991
AA VV Ferruccio Parri, sessant’anni di storia italiana, Bari, De Donato, 1983
Ferruccio Parri  Scritti 1915/75  (a cura di Enzo Collotti ecc.) ed. Feltrinelli, Milano, 1976