A.N.P.I. - Ferrara

Via Almerigo Storari

di Paola Mambriani

Via Almerigo Storari si trova nel quartiere di via Bologna, come breve parallela di via Aeroporto, fra via J. Bonfieni e via G. Alberghini. Fa parte di un lotto di strade dedicate a caduti e martiri per la libertà dal nazifascismo; uomini di ogni ceto e condizione sociale, spesso umili. Molti di essi erano cresciuti nel popolarissimo Borgo San Luca, di facchini e lavandaie e altri modesti lavori, dove non si era mai attenuato l’amore per la libertà e la ribellione al fascismo non si era mai interrotta.
Così fu per Almerigo Storari.
Nato a Ferrara il 18 maggio 1914 nel Borgo San Luca, di famiglia poverissima, viveva coi suoi in via Quaglia; frequentò la scuola fino alla IV elementare, e aveva carattere aperto e allegro; suoi amici e coetanei del borgo erano fra gli altri Secondo Poletti, Giovanni Guerzoni e Luigi Mistroni, quest’ultimo quasi un fratello fin dall’infanzia. La sua formazione fu nutrita di esperienze sulla durezza della vita e di letture come “La Madre” di Gorki e “Il tallone di ferro” di Jack London. Nelle loro famiglie i fratelli maggiori, già noti antifascisti, erano in prigione o espatriati in Francia come diversi altri ferraresi. Sua sorella maggiore, Carolina, era moglie di Otello Putinati. Allora ci si frequentava senza barriera di generazione: il lavoro, la classe sociale, i rapporti famigliari favorivano quel “crescere insieme”. Di mestiere Storari faceva il sarto, era diventato un giovanotto alto, snello, bruno e pallido, e già a vent’anni uno dei riferimenti importanti per lui era Massimo Manfredini che dal 1935 lo presentò al comunista Mario Lambertini. L’attività antifascista consisteva nel diffondere materiali di propaganda (volantini, copie dell’”Unità” e di “Stato operaio” clandestini) e nel parlare con altri giovani per estendere una rete di antifascisti convinti. Almerigo Storari era molto attivo e ben presto conobbe Luigi Bagnolati che lo invitò a entrare pienamente nell’organizzazione clandestina del partito comunista diventando il capo di una cellula della Gioventù comunista.
Dopo l’espatrio di Bagnolati e l’arresto di Lambertini, Storari continuò la diffusione del materiale di propaganda e tenne i contatti direttamente a Bologna finché fu possibile; ma il controllo della polizia fascista era pressante e i rischi altissimi. Dopo un’azione di volantinaggio e di scritte il 1° maggio 1938, accortosi di essere sorvegliato, decise insieme a Luigi Mistroni di espatriare in Francia per riprendere contatto con Luigi Bagnolati e con la centrale comunista all’estero. La polizia fascista emanò subito ordine di arresto per lui alle frontiere, e continuò a dargli la caccia e a cercare notizie su di lui tutto il tempo (tutto ciò è documentato dagli archivi del Casellario Politico Centrale).
Fu un viaggio difficile e senza mezzi, passando il confine di nascosto e senza documenti; di conseguenza, il 6 maggio, appena arrivati in Francia, i due giovani furono arrestati e richiesti di far domanda di arruolamento nella Legione Straniera (alternativa normale alla prigione, per i francesi allora): Mistroni fu fatto abile e arruolato, Almerigo Storari no, e gli toccarono due mesi di prigione perché senza documenti, e una multa da pagare.
Uscito di lì lo rilevò a Grenoble il fratello maggiore Augusto – già in Francia regolarmente da tempo, comunista fuoriuscito – e in seguito a Parigi riprese contatto con Bagnolati e le attività antifasciste in rete coi compagni espatriati.
Nel periodo seguente la sua fu una vita difficile : doveva imparare la lingua, mantenersi col proprio lavoro – che scarseggiava – guardarsi dalla polizia francese (non aveva il permesso di soggiorno) e dagli sgherri e spie di quella fascista italiana. La corrispondenza per lui o i suoi famigliari a Ferrara veniva intercettata, e i contatti erano problematici. Dopo vari mesi, a febbraio-marzo 1939, tornò Luigi Mistroni dall’Algeria (finita la ferma in Legione Straniera), dovette cambiare alcune volte domicilio e si dovette sempre arrangiare col lavoro precario e incerto, in miseria, mentre continuava l’attività di diffusione stampa e propaganda antifascista. Nell’estate 1939 decise di mettersi in regola con le autorità francesi pagando la multa che gli era stata comminata nel ’38, ma scoprì che, non avendo pagato nei termini di tempo indicati, c’era per lui un ordine di espulsione. Indeciso sul da farsi andò a Marsiglia e chiese il rimpatrio al Consolato; le pratiche richiesero tempo e allora tornò a Parigi; alla fine venne rimpatriato e fu arrestato a Mentone il 24 febbraio 1941 appena varcato il confine. Tradotto a Ferrara, fu interrogato per tre giorni il 5,6,7 aprile; negò tutto quello che potè e anche il confronto con Massimo Manfredini, a sua volta arrestato, diede poco frutto.
Pare evidente che negli interrogatori Storari diede una versione “addomesticata “ della sua vita all’estero per non dare informazioni utili ai fascisti.
Almerigo Storari venne tenuto in carcere, deferito al Tribunale Speciale per La difesa dello Stato, processato e condannato, il 25 settembre 1941 a nove anni di carcere per appartenenza al PCI e propaganda. La condanna prevedeva anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata dopo aver scontato la pena. Rimase in carcere prima a Ferrara, dal 25 luglio al 25 novembre 1941; poi a Roma dal 25 novembre ’41 al 26 agosto ’42; quindi a San Gimignano fino al 19 agosto ’43 quando – a seguito delle disposizioni ministeriali per la liberazione dei detenuti politici - venne liberato e tornò a Ferrara col foglio di via. Soggetto a libertà vigilata, ristabilì presto contatti organizzativi con compagni e amici che lavoravano alla Gomma Sintetica.
L’8 settembre ’43 Storari fu fra coloro che organizzano la forte manifestazione di massa in Piazza Duomo. Il suo impegno e determinazione erano alti, e gli venne dato il compito di costituire il primo GAP (Gruppo di Azione Patriottica) a Ferrara, per la lotta armata. Riuscì anche a contattare dei giovani militari sbandati e sfuggiti ai tedeschi, alcuni dei quali entrarono nella formazione del GAP. Agì, secondo le regole della guerra partigiana, in autonomia col suo gruppo, in contatto solo con i maggiori responsabili della Resistenza ferrarese, col nome di battaglia di “Luciano”.
Dopo l’uccisione del vice comandante della polizia repubblicana Villani, feroce persecutore degli antifascisti, ci fu un momento di sconfitta del movimento partigiano ferrarese, e la necessità che i più esposti cambiassero zona. Per questo Almerigo Storari, già inquadrato con la 35° Brigata Garibaldi Ferrara “B. Rizzieri” come “Luciano”, si trasferì nel Corpo Volontari della Libertà II Divisione Modena “P”, 14° Brigata d’Assalto “Remo” col nome di battaglia di “Pippo”, e lì morì da combattente, fucilato dalle Brigate Nere in località Margotta di Mirandola l’11 febbraio 1945.
Era uno dei giovani che hanno dato la vita per la nostra libertà.