A.N.P.I. - Ferrara

Via Pasquale Colagrande

di Paola Mambriani

Via Pasquale Colagrande si trova nel quartiere di Borgo Punta, e fa parte di un gruppo di strade che “si fanno compagnia” fra via Borgo Punta e via Giovanni XXIII, tutte dedicate ai martiri della Resistenza ferrarese trucidati nell’eccidio del Castello Estense l’alba del 15 novembre del 1943.

Pasquale Colagrande era nato all’Aquila, il 7 marzo 1911, aveva fatto studi giuridici e, diventato avvocato, iniziò la carriera in magistratura. Era un magistrato colto, sereno, comprensivo ed estremamente corretto, testimoniano tutti coloro che lo conobbero e lo videro all’opera.
Nel settembre 1938 venne inviato come sostituto procuratore del re a Ferrara, dove ebbe casa in via Mascheraio 21, e dove il suo rispetto per la legalità e i sentimenti democratici che nutriva lo portarono ben presto a considerare la distanza enorme che il suo ruolo istituzionale aveva rispetto al potere fascista liberticida, e a prendere contatto con gli antifascisti ferraresi.Le sue scelte maturarono senza compromessi tanto che, nel 1941, aderì al Partito d’Azione clandestino. Rappresentò poi il partito nel primo CLN di Ferrara, costituitosi dopo l’8 settembre 1943.
Qualche mese prima, nei giorni convulsi della storia italiana che videro la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, Colagrande, nell’esercizio della sua funzione di Sostituto procuratore del re, si recò di persona alle carceri di via Piangipane portando al Direttore del carcere l’ordine di rilascio e di immediata scarcerazione di tutti i detenuti politici che vi erano trattenuti. Questo gesto, che permise ai patrioti di essere uomini liberi e riprendere il loro posto nella lotta di resistenza, non fu dimenticato dai fascisti ferraresi che, un mese dopo l’armistizio dell’8 settembre, arrestarono il procuratore insieme con altri resistenti, con un rastrellamento effettuato il 7 ottobre.
Rinchiuso in carcere, Colagrande rifiutò la proposta di evadere che gli aveva fatto il Direttore della prigione il quale, in considerazione del ruolo di magistrato del giovane (ricordiamo che aveva solo 32 anni, e una figlioletta che amava teneramente), avrebbe chiuso un occhio consentendogli la fuga. Colagrande temeva che la reazione si potesse scatenare contro i suoi compagni di cella, perciò rispose:”Salvarsi? O tutti o nessuno”.
Nella notte tra il 14 e il 15 novembre 1943 fu prelevato dalla prigione e fucilato con altri dieci patrioti davanti al Castello Estense di Ferrara, dove ora una lapide ricorda quel martirio. La strage fu perpetrata dai repubblichini come ritorsione per l’uccisione del federale di Ferrara, Igino Ghisellini, senza alcuna motivazione, dato che il federale fu vittima - come pare dalle tante indagini storico-politiche successive - di una faida tra fascisti.
Del sacrificio di Colagrande, Piero Calamandrei parlò a suo tempo così: “Pareva che dicesse il magistrato: la Legge, anche quella del sacrificio, è uguale per tutti. E poiché gli altri non si salvarono,egli uscì dalla porta del carcere, a passo sicuro, incontro al plotone di esecuzione, prima di tutti gli altri”.
Colagrande onorò cosìil suo ruolo di magistrato e dimostrò con il sacrificio della vita la sua coerenza ai valori di libertà e democrazia, il suo attaccamento alla legalità calpestata dal regime fascista prima e dai repubblichini poi.
Allo stesso modo, nei decenni della nostra vita repubblicana, molti magistrati hanno pagato col sacrificio supremo della vita l’obbedienza alle leggi e l’adempimento del dovere; basti ricordare, per tutti, il giudice Livatino, ucciso dalla mafia, e il giudice Alessandrini, fatto assassinare dall’oscuro intreccio tra finanza e politica deviate.
Il 22 novembre 2005 la città dell’Aquila ha ricordato con solenne cerimonia il sacrificio di Pasquale Colagrande e del suo amico Marco Tradardi, caduto combattendo contro i nazisti sulla “linea Gotica”. Anche L’Aquila, come Ferrara, gli ha intitolato una via.

Bibliografia: www.anpi.it