A.N.P.I. - Ferrara

Piazzetta Bruno Rizzieri

di Paola Mambriani

Piazzetta Bruno Rizzieri si trova fra via San Giacomo, il piazzale della Stazione e piazzetta Toti, in una zona della città in cui si ricordano nella toponomastica diversi patrioti, p.es. Nazario Sauro, Aladino Govoni, Leo Gavioli; quest’ultimo – neppure diciottenne – fu tra i trucidati dai nazisti nella Rocca di Cento, e il suo corpo mai più ritrovato per la massima disperazione dei parenti...

Nelle estreme durezze e nelle tragedie della lotta per la libertà spicca per la generosità di sé Bruno Rizzieri, che morì durante un’azione partigiana il 30 aprile 1944, a soli 26 anni, per permettere al compagno di salvarsi.
La motivazione del conferimento della Medaglia d’oro al Valor Militare alla sua memoria dice:
“Patriota di pura fede, primo organizzatore delle forze partigiane della sua zona, primo nelle azioni più rischiose, era di esempio per iniziativa, capacità, coraggio.
Nel corso di una difficile azione di sabotaggio condotta insieme ad un commilitone, veniva sorpreso da superiori forze nemiche.Vista la gravità della situazione, faceva porre in salvo il compagno d’arme e affrontava audacemente da solo la pattuglia avversaria usando la sua arma con calma e fredda determinazione. Benché ferito resisteva strenuamente agli attacchi nemici, finché, colpito da più raffiche di mitra, immolava generosamente la sua esistenza alla causa della libertà inneggiando alla Patria”.
Bruno Rizzieri era nato a Mizzana (Ferrara) l’11 gennaio 1918, nel freddo e negli stenti dell’ultimo inverno della Grande Guerra. Nella vita civile era operaio meccanico, di forti sentimenti antifascisti, e al momento dell’armistizio, l’8 settembre del 1943, era in forza come aviere all’aeroporto di Forlì. Decise subito di darsi alla macchia e di raggiungere il Ferrarese. Qui diede vita a primi gruppi di azione partigiana, con molta difficoltà perché a Ferrara, dopo l’assassinio del Federale Ghisellini nella notte fra il 13 e 14 novembre 1943, la repressione sanguinosa, cieca e feroce delle squadracce venute da Verona e Padova culminata con l’eccidio del Castello Estense del 14-15 novembre e con l’arresto di molti antifascisti innocenti, aveva dato un duro colpo alla Resistenza ferrarese. I superstiti fra i maggiori esponenti dell’antifascismo infatti dovettero eclissarsi dalla vita cittadina o all’estero (Svizzera, Danimarca) o in Italia meridionale, o più vicino come Italo Scalambra Modena, dove divenne dirigente della Brigata garibaldina “Walter Tabacchi”, o come Spero Ghedini che operò nel bolognese ed Ermanno Farolfi che si impegnò nell’Appennino bolognese.
Dei capi più in vista in città rimaneva Otello Putinati, e bisognava pensare a un tipo diverso di organizzazione clandestina, con azioni audaci e veloci, con persone nuove o meno conosciute e quindi meno esposte alle indagini della polizia fascista. E infatti fra promotori e i protagonisti dei primi GAP a Ferrara sono da citare proprio Bruno Pasquali e Bruno Rizzieri. I primi gruppi di compagni di lotta con Rizzieri erano appunto gappisti, cioè idonei in particolare per la guerriglia, molto mobili sul territorio, e agivano a gruppi di 4.
Le prime azioni da ricordare sono già a fine gennaio ’44: eludendo la sorveglianza delle pattuglie di guardia, di notte, un gruppo gappista riesce a collocare un ordigno esplosivo sulla linea ferroviaria Ferrara-Suzzara (molto usata dal nemico) e a far saltare parecchi metri di binario provocando l’interruzione del traffico.
Poco tempo dopo due gappisti riescono a collocare un ordigno esplosivo in un comando tedesco situato in via Montebello. Tutto questo in una situazione di estrema difficoltà per la massiccia attività della polizia fascista e per la presenza ovunque di forze nemiche ben armate; vi era pericolo continuo di essere scoperti, arrestati, fucilati. A inizio febbraio ‘44 nuove azioni: tre gappisti fanno esplodere una bomba nella sede del comando tedesco di Borgo S.Giorgio.
La Brigata intanto si è formata e temprata, e ha sempre più giovani aderenti, tanto che ad aprile ’44 conta ormai più di 50 uomini armati e decisi e il numero è in continuo aumento, è in contatto stabile con Ravenna (Bulow ne parla nella sua Relazione n.4 indirizzata al Comando Unico Emilia Romagna) e viene definitivamente inquadrata sotto un regolare comando con la denominazione di “35° Brigata Ferrara”. Qualche settimana dopo – il 22 aprile 1944 - Bruno Rizzieri agendo da solo, con grandissima audacia, fa esplodere una bomba in una casa di tolleranza riservata ai germanici, azione in cui vi sono tre nemici morti e diversi feriti.
La dinamica dell’attentato è notevole e mostra la grande capacità tattica di Rizzieri, oltre al suo coraggio, ma non la racconterò qui.
Mentre la multiforme e difficile attività di Resistenza si sviluppa nel territorio fra mille difficoltà, rappresaglie e problemi, e il popolo diventa sempre più consapevole protagonista, Rizzieri prosegue le azioni armate: la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio, assieme ad altri gappisti, fa saltare diversi metri di binario della ferrovia Ferrara-Venezia. Compiuto l’attentato, Rizzieri si sposta con un altro compagno, chiamato Laerte, per un’altra azione. Vengono però fermati da un gruppo di militi fascisti e mentre Rizzieri, esibendo una carta d’identità falsa ma credibile, riesce a passare, il compagno – che è disarmato - è trattenuto e in pericolo. Rizzieri non esita: per salvare il compagno fa fuoco sulla pattuglia; un milite resta ucciso; il compagno riesce a mettersi in salvo col favore del buio. L’arma di Rizzieri si inceppa; lui riesce a ripararsi sotto il ponte dell’Impero, oggi Ponte della Pace, rincorso dai fascisti. Viene raggiunto e crivellato di colpi. Il corpo trascinato poi in via Darsena, sullo spiazzo di fronte a Corso Isonzo, appoggiato a un muro con un cartello al collo e lasciato lì esposto tutta la mattina del 1° maggio, per spregio e per intimorire i lavoratori che passano numerosi per recarsi al lavoro.
Il dolore e la perdita sono grandi; da quel giorno la Brigata si chiama “35° Brigata Bruno Rizzieri”e la lotta si estende e si rafforza, in città e nelle campagne, anche in suo nome e in quello di tanti altri caduti per la libertà.

Bibliografia:
- Documenti Archivio ANPI, Ferrara
- Documenti Archivio Istituto di Storia Contemporanea, Ferrara
- Luigi Sandri “Ferrara: agosto 1944” ed. Comune di Ferrara e ANPI di Ferrara, 2004