A.N.P.I. - Ferrara

Via Luisa Gallotti Balboni

di Paola Mambriani

La via dedicata a Luisa Gallotti Balboni si trova non lontano da via Bologna. E’infatti una piccola strada tranquilla laterale di via F. Gandini, con villette a due piani e spazi verdi.
Luisa Gallotti (1913-1979) non era ferrarese di nascita; nacque a Parma, potè studiare fino alla laurea in lingue straniere, per l’inglese, alla famosa Ca’ Foscari di Venezia, dove fu anche allieva di Concetto Marchesi. A Venezia conobbe Pietro Balboni, ferrarese e antifascista, che divenne suo marito il 19 gennaio 1941. Da quel giorno Luisa Balboni si trasferì nella nostra città insieme al marito. Quasi subito, la forte convinzione antifascista della coppia fece loro prendere contatto con esponenti della Resistenza. La casa di Luisa Balboni fu un punto di riferimento sicuro (una “base”) per il movimento clandestino ferrarese. Dopo la Liberazione Luisa fu eletta consigliera comunale nelle prime elezioni amministrative democratiche, nel marzo 1946, con ben 30.740 voti di preferenza. Intanto aveva iniziato la sua attività all’U.D.I., di cui divenne poi presidente. Agì in molti modi per l’emancipazione delle donne; suo, p.es., è il primo intervento in consiglio comunale sull’8 marzo e sua, quando sarà in Parlamento, una proposta di legge sull’8 marzo.
Nel 1948 entra nella Giunta Comunale come assessore alla pubblica istruzione e arte fino al marzo 1950; in questo ruolo ripristina gli edifici scolastici e di valore monumentale distrutti o danneggiati dalla guerra (p.es. Casa Romei, Casa dell’Ariosto, la Palazzina di Marfisa d’Este, la loggia “degli aranci”, il Museo Boldini, il Museo del Risorgimento, il Lapidario...); organizza manifestazioni artistiche di grande rilievo che qui non elenco. A fine marzo 1950 è nominata sindaco: la prima donna in Italia ad amministrare un capoluogo di provincia!
Ferrara nel dopoguerra e nei primi anni ’50 ha molti gravi problemi: le esigenze quotidiane dovute alla povertà diffusa, la mancanza di case e lavoro, le emergenze della ricostruzione da affrontare, le tensioni e le divisioni politiche e culturali dovute alla guerra fredda, la lotta per la pace e il disarmo... Subisce contestazioni della sua elezione ma il Consiglio di Stato la conferma sindaco a novembre 1951, e dopo una settimana ecco un’altra emergenza: la catastrofica alluvione del Po, dalle conseguenze disastrose per il Polesine. Luisa Balboni dà prova di capacità amministrativa e pronta generosità così Ferrara dà il massimo di aiuti e assistenza agli alluvionati.
Prima degli eletti, di nuovo nel 1952 è confermata sindaco; lo stesso nel 1956 così che il Consiglio Comunale la nomina sindaco per la terza volta.
Durante i suoi mandati dedica molte energie all’infanzia: il Comune costruisce nuove scuole nel forese; dà vita alla refezione scolastica per i bambini delle famiglie in difficoltà, all’assistenza medica con 6 ambulatori scolastici, istituisce nuove colonie marine e montane per i bambini dai 6 ai 12 anni che necessitano di cure climatiche.
Luisa Balboni fa nascere la prima farmacia comunale (nel quartiere di Porta Mare); con lei il Comune (con l’intervento della Cassa di Risparmio) tra il 1953 e il 1956 costruisce alloggi per un valore di 243 milioni di allora, che diano degna abitazione a chi stava nei “tuguri” ricavati nelle vecchie caserme diroccate, e ne progetta altri per 265 milioni.
Nel 1958 viene candidata ed eletta al Senato; diventa membro della Commissione Finanze e Tesoro e segretaria della presidenza; anche da senatrice opera fattivamente per Ferrara, la “sua” città.
Per gravi motivi famigliari non si candida ad un altro mandato; il marito muore poco dopo, nel dicembre 1963, e ben presto Luisa Balboni deve occuparsi dell’anziana madre trasferendosi con lei prima a Milano, poi a Rapallo dove lei stessa, la sindachessa di Ferrara, muore prematuramente il 26 novembre 1979.
Ancora oggi, credo, dobbiamo dirle grazie.