F.I.D.A.P.A

Eventi 2013_2014

Sgarbi padrePresentazione del libro Lungo l'argine del tempo. Memorie di un farmacista

A Ferrara, nel prestigioso Salone d’Onore di Palazzo Roverella, famoso per aver ospitato nel ‘500 la Senora, si è svolta nel pomeriggio di sabato 22 marzo 2014, un incontro con oltre duecento persone e la famiglia Sgarbi, riunita al gran completo, in occasione della presentazione del libro dell’anziano farmacista – padre, Giuseppe, 93 anni, portati con l’ assoluta dignità dell’esordiente in letteratura. L’avvenimento ha riservato molte sorprese, non solo per l’attesa del figlio Vittorio, impegnato sino a tardi in una conferenza a Venezia con il principe Alliata, ma anche per il prologo all’evento che ha visto intervenire il Presidente del Circolo dei Negozianti, Giovanni Piepoli, l’Avv.ssa Marcella Pacchioli, Presidente della neonata Associazione, Attiva Ferrara, co-organizzatrice con FIDAPA Sezione di Ferrara della manifestazione e promotrice della valorizzazione del territorio e delle culture economiche sociali, cui sono seguiti i commenti pacati e profondi del Dott. Stefano Bighi e dello stesso Giuseppe Sgarbi.
La testimonianza di un vissuto felice è stato il filo conduttore della prime parte della serata che è stata caratterizzata da un forte potere evocativo, come nel caso del racconto del conseguimento della maturità scientifica con il Prof. Pasquale Modestino o delle vicende del suo amore per la compagna della sua vita, l’amata Rina, oltre che per la poesia. Il buon senso è il principio e la fonte dello scrivere, ci ammoniva Orazio nella Ars poetica: così Giuseppe dedica pagine, insuperabili per i sentimenti struggenti che le animano, al grande fiume che porti dentro come se fosse sangue e tutto segue il suo moto, nell’eternità. E così come il racconto della terribile esperienza dell’alluvione del ’51 lo mise di fronte al dramma della violenza della natura e della morte silenziosa. Generoso, nell’alleviare le difficoltà della popolazione colpita, fu il suo impegno disinteressato e donativo di uomo e farmacista. Lungo l’itinerario mentis dei ricordi si avvicendano i momenti della guerra e quelli dell’infanzia con i suoi figli, Elisabetta, oggi direttrice affermata della Bompiani, e di Vittorio, oltre che della amata Rina. I primi in terra di Grecia sono presentati con leggerezza come ben sottolinea, nell’ intervento, lo scrittore 101 enne triestino, ma di lingua slovena, Boris Pahor, che pure ha vissuto l’esperienza tragica dei campi di sterminio nazisti ma che nella fede verso l’umanesimo ha posto il riscatto per una nuova comunità civile e tollerante.
I successivi momenti scorrono con le appassionate vicende dei figli, allietati dalle parole poetiche del padre e dalla fermezza della madre. Lo scrivere, è noto, è un ’ozio affaccendato e per questo ha bisogno di silenzi, specie interiori, e certamente la casa di Ro Ferrarese ( prima degli assalti degli amici dei figli dopo gli anni ’60) era l’ambiente adatto per la crescita, contemporaneo alla creazione artistica e all’agape familiare. Si giunge così al’arrivo di Vittorio Sgarbi che scalda la comunità in attesa dei suoi noti folgoranti lazzi polemici nei confronti di tutti, tra risate del pubblico, che divertito si compiace nel rivedere le vicende di una famiglia particolare, lungo l’argine del tempo ( cioè il fiume Po). In quella casa sul fiume, a Ro, ove si ritrovano le migliori menti del primo dopoguerra, in un impegnativo confronto intellettuale sulle prospettive della ricostruzione dell’Italia, dopo le macerie della guerra. Intellettuali del calibro di Bruno Cavallini, Francesco Loperfido, Romagnoli, Pasquale Modestino, Roffi, Sessa, Piromalli, pur nelle diverse fedi religiose e politiche animavano intere giornate, allietate dai prelibati pranzi “della Rina“. Un confronto ricco di fermenti che, maturati nel corso degli anni scolastici sino all’Università, sono stati il fondamento di una ricerca e di una propria identità creativa nel mondo della cultura e della vita, nell’affermazione continua di quei valori della libertà, della verità e della responsabilità che, ieri come oggi, rappresentano ancora i fondamenti della vita di tutti noi.
Grazie Giuseppe Sgarbi per averci ricordato, con discrezione e leggerezza, che l’argine del tempo attraversa le nostre coscienze inquiete e ci lascia intravvedere che la via per una possibile felicità risiede nelle nostre scelte per un mondo migliore. Grazie Rina, Elisabetta e Vittorio che tenete alta la tradizione familiare nella cultura che dà coscienza al mondo e nella passione per farla prevalere sull’oscurità del male e dell’ignoranza. Grazie a tutti per aver ascoltato parole di saggezza da Boris Pahor, che ha attraversato la tragedia dell’ignominia, senza volerlo e, oggi, ci richiama ai valori autentici dell’uomo virtuoso. Grazie a tutti per aver ascoltato con attenzione e partecipazione queste donne e questi uomini, testimoni di un tempo perduto ma il cui racconto di vita giunge fino a noi che ogni giorno costruiamo una storia sempre rinnovata e migliore.




DONNE E UOMINI: LA CULTURA DELLA NON VIOLENZA

donne uominiSi è tenuto domenica 15 dicembre 2013, presso il Museo Archeologico nazionale di Ferrara, nell’ambito delle iniziative che la Soprintendenza promuove con le Associazioni, in favore della lotta alla violenza di genere, l’incontro promosso da FIDAPA BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari ) dal titolo “ Donne e uomini: la cultura della non violenza”.
Ha aperto i lavori Caterina Cornelio, direttrice del Museo Archeologico nazionale che ha ospitato l’incontro, alla quale è seguito il saluto di Maria Grazia Suttina, Presidente FIDAPA, che ha presentato l’attività e i progetti che l’Associazione svolge in favore delle donne.
Relatori: Deanna Marescotti, Psicologa-Counseling - Socia onoraria FIDAPA e Michele Poli, responsabile C.A.M. (Centro ascolto uomini maltrattanti di Ferrara), uno dei due centri attualmente esistenti in Italia, che si occupano della presa in carico di uomini che agiscono violenza sulle donne all’interno di rapporti affettivi.
Ha introdotto alla riflessione sul tema, Silvia Pellino, antropologa-Socia FIDAPA, che ha inquadrato la problematica dal punto di vista antropologico: un approccio comparativo sulla diversità dei comportamenti umani e l’importanza della cultura nella spiegazione di questa diversità. Nell’approfondimento delle questioni legate ai rapporti di genere, l’antropologia ha utilizzato una pluralità di prospettive e di orientamenti teorici: evoluzionismo, strutturalismo, femminismo... Proprio perché l’uomo è un essere culturale che risente degli eventi storici, delle pressioni politiche, degli orientamenti scientifici ed intellettuali prevalenti nell’epoca in cui vive, il modo di porsi e di affrontare tali questioni cambia al mutare delle condizioni economiche, politiche, sociali e culturali.
Deanna Marescotti ha tracciato il profilo di un fenomeno, quello della violenza sulle donne, trasversale ad ogni epoca della storia e fortunatamente, oggi, sempre meno sommerso. La violenza di genere si caratterizza da una serie distinta di azioni fisiche, sessuali, di coercizione economica e psicologica che hanno luogo all’interno di una relazione affettiva. Si tratta di una serie di condotte che comportano, nel breve e nel lungo tempo, un danno di natura fisica, di tipo psicologico ed esistenziale. La violenza psicologica si manifesta attraverso una serie di atteggiamenti intimidatori, minacciosi e denigratori da parte del partner. Essa comprende: tattiche di isolamento, ricatti, insulti verbali, minacce, rifiuti, colpevolizzazioni pubbliche e private, svalutazioni continue, umiliazioni, limitazioni dell’espressione personale. Nei casi più gravi ha luogo un processo di “distruzione della personalità” che può portare la vittima alla malattia mentale, alla depressione. Viviamo nel tempo in cui le donne affermano sempre di più e ovunque la propria libertà. E’ un mutamento radicale, profondo, che cambia le vite di tutti. Per gli uomini non è facile riconoscerlo e accettarlo pienamente: la perdita del controllo causa disagio, paura, rancore. Incontrare la libertà e l’autonomia femminile mette di fronte al limite e alla parzialità che appartiene ad ogni essere umano maschio o femmina che sia. Ma la consapevolezza che ne può derivare, se perseguita, offre la possibilità di realizzare una relazione libera, uno scambio affettivo vero, nella differenza. Si tratta di dare spazio ad un’altra idea di relazione, liberando la capacità di cura e il piacere dell’incontro, che appartiene indistintamente ad ogni essere umano.
Michele Poli, dal suo punto di vista, quotidianamente a contatto con la violenza agita, evidenzia come nelle dinamiche di prevaricazione anche la società ha un ruolo, in quanto essa è caratterizzata da modelli culturali, religiosi e sociali che contribuiscono ad una sorta di “rimozione sociale” del problema, per cui si parla diffusamente di violenza sulle donne e non di violenza maschile sulle donne. La maggioranza degli uomini lo ritiene un problema che riguarda “altri” uomini, ovvero uomini malati, emarginati, o appartenenti ad altre culture. In realtà esso è diffuso in ogni strato sociale e culturale. La violenza maschile sulle donne deve essere vista, invece, all’interno di uno scenario culturale diffuso e condiviso, da cui trova alimento e giustificazione. Affrontare tale situazione implica, pertanto, oltre all’offerta di sostegno alle persone coinvolte nella violenza, anche la rimessa in discussione e la destrutturazione dei modelli stereotipati di genere, delle forme relazionali tra i sessi, dei modelli di socialità, per fare in modo che donne e uomini possano imparare a definirsi in maniera diversa rispetto ad essi.
Contro la violenza maschile sulle donne è particolarmente importante, dunque, un cambiamento culturale che non solo porti con sé la cancellazione degli stereotipi, ma che spinga gli uomini a guardarsi dentro, ad ascoltare e comprendere le proprie emozioni, a confrontarsi e ad accettare le proprie fragilità e debolezze. Occorre guardare oltre l’idea di una originaria oscura “natura maschile”, da disciplinare e contenere. E vedere invece il legame tra la violenza quotidiana e una cultura radicata che spaccia per “naturale” il dominio del soggetto maschile, presentato come neutro e universale, sul resto dell’umanità, una cultura che da secoli garantisce a chi nasce maschio innumerevoli vantaggi e privilegi, a patto che si rinchiuda in ruoli, attribuzioni e aspettative rigidamente e perfino violentemente predefinite.



A PALAZZO ROVERELLA VITTORIO SGRARBI PRESENTA IL TESORO D'ITALIA_ apertura anno sociale 2013_14

sgrabi suttinaE’ stato Vittorio Sgarbi, sabato 14 dicembre 2013, nel Salone d’onore di Palazzo Roverella, a sancire l’apertura dell’anno sociale 2013/2014 di Fidapa Sezione di Ferrara. Il noto critico d’arte, ha scelto Fidapa e i suoi ospiti (la manifestazione era ad invito per circa 160 persone) per proporre, in anteprima a Ferrara, il suo nuovo libro: Il tesoro d’Italia. La lunga avventura dell’arte, Editore Bompiani. La Presidente Maria Grazia Suttina ha portato il suo saluto di benvenuto ai rappresentati delle Istituzioni cittadine, alle numerose autorità intervenute e alla famiglia Sgarbi che ha onorato la Sezione con la presenza dei suoi componenti: la Signora Rina Cavallini e il Signor Giuseppe Sgarbi genitori di Vittorio e la sorella Elisabetta Sgarbi, Direttrice editoriale Bompiani, insignita nel 2011 del riconoscimento Fidapa-Emilia Romagna. A seguire, la presidente ha introdotto i convenuti al lavoro del noto critico d’arte: un progetto articolato che, partendo da questo primo volume, attraversa secoli di storia dell’arte, una mappa inestimabile del patrimonio artistico italiano. Una ricchezza fatta non solo delle attrazioni turistiche più famose, ma soprattutto di capolavori diffusi, in modo capillare, su tutto il territorio nazionale. Tornando nella sua città Vittorio Sgarbi, senza rinunciare alle battute ad effetto alle quali da tempo ci ha abituato, pur nella complessità che ilpresente riserva alle istituzioni, ha voluto riconoscere a questa terra, la possibilità e la capacità di un riscatto, a patto che esse siano indirizzate verso la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio artistico che, in alcuni periodi della storia, si è imposto come avanguardia di nuovi stili e nuove intuizioni. E, con la capacità di ammaliare e trascinare che gli è propria, ha tenuto al folto pubblico presente, una vera e propria lectio magistralis, dove ha tracciato correlazioni tra i contenuti e il carattere del suo libro, che interamente includono Ferrara fra le città appartenenti al tesoro d’Italia: prima città moderna con Biagio Rossetti, prima città del Rinascimento insieme a Firenze, città della metafisica con De Chirico… Descrivendo poi con dovizia di particolari e con altrettante suggestioni, alcune fra le opere presenti nel volume, ha dimostrato come in realtà in Italia, non esistano artisti minori, ma personalità che in quel territorio hanno declinato il linguaggio pittorico dell’epoca, secondo le caratteristiche del luogo e consegnando al futuro la traccia indelebile del loro passaggio.
Al termine della presentazione, Vittorio Sgarbi ha concesso interviste ai giornali locali: Il Resto del Carlino, La nuova Ferrara, al Quotidiano on line Estense.com e alla emittente Telestense, (articoli e interviste visibili al link, sul sito web della sezione, alla pagina :rassegna stampa (), si è poi trattenuto con il pubblico che gremiva la sala, ha scambiato saluti, ha conversato con gli amici di un tempo, ha autografato le copie del libro con le quali i presenti gli si avvicinavano. AUTOGRAFO
Successivamente, unitamente alla sua famiglia, ha partecipato alla cena con la quale Fidapa ha suggellato ufficialmente l’inizio del nuovo biennio sociale e il passaggio di consegne fra la Presidente uscente Paola Peruffo e la nuova nominata Maria Grazia Suttina.