F.I.D.A.P.A

Le socie scrivono 2013

Anno 2013


25 novembre 2013: Giornata internazionale contro la violenza alle donne di Raffaella Scolozzi


consigli
Oggi, nella Sala del Consiglio del Castello Estense, con i Consigli comunale e provinciale riuniti, alla presenza del prefetto Provvidenza Raimondo e di un folto pubblico, si è svolta un’iniziativa istituzionale per riflettere su questo importante tema. La scrivente, che era presente alla manifestazione, cercherà di dare un resoconto ampio, ma certamente non esaustivo, delle cose dette ed ascoltate. Hanno parlato, in ordine di successione, la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, il sindaco Tiziano Tagliani, il Prefetto, la presidente del Centro Donna Giustizia Paola Castagnotto, la presidente della Commissione regionale per le pari opportunità Roberta Mori. Ha chiuso i lavori Francesco Colaiacovo, presidente Consiglio comunale. Negli intervalli vi sono state letture, a cura di Monica Balestra, tratte dal Reading Una carezza rosso sangue.
Sì, il problema della violenza contro le donne è diventato mondiale; le cifre sono sconvolgenti: solo in Italia in questi dieci mesi dell’ anno in corso sono state uccise 128 donne dai rispettivi mariti, compagni, fidanzati. I relatori ne hanno analizzato le possibile cause. Innanzi tutto, la libertà di scelta, di opinione, di decisione cui sono arrivate dopo molto soffrire le donne dell’Occidente industrializzato non è tollerata da uomini sessisti, ancora convinti che la natura abbia concesso loro privilegi inalienabili. Tale retrograda convinzione non è peculiare solo di una certa classe sociale, povera culturalmente e materialmente, è anzi trasversale. Così fa notare Roberta Mori, aggiungendo però che l’unione fra istituzioni ed associazioni femminili ha contribuito a fare un passo avanti. Le donne oggi hanno il coraggio di denunciare i loro aggressori non si sentono più così sole. Inoltre il lavoro nelle scuole ha avuto un ruolo importante in questo progresso. E’ evidente che il problema è culturale ed ha origini ancestrali. I miti, che sono gli archetipi su cui si fonda la nostra cultura, sono espliciti. Da sempre i rapporti eterosessuali sono stati fondati sul predominio maschile per il fatto che erano gli uomini a portare le armi ed a combattere, ad avere la supremazia muscolare, mentre le donne erano impacciate dal seno, dal ciclo mensile (e perciò impure), dall’allattamento dei figli. Dall’inferiorità fisica si arrivò, giocoforza, a quella intellettuale, dal momento che il lavoro fuori casa era svolto dagli uomini. Subalternità conclamata quindi: il mito a questo riguardo è significativo. Admeto doveva morire, ma gli dei, in risposta alle sue preghiere, gli concessero di prolungare la vita se un altro avesse preso il suo posto nell’Ade. Nessuno si offrì, persino i genitori si rifiutarono, solo la moglie Alcesti acconsentì: quale valore aveva più la sua vita morto il marito? Così scrive Euripide.
Il percorso dunque sarà lungo e difficile. La Convenzione di Istanbul del 2011, sul raggiungimento dell’uguaglianza, più volte citata durante le relazioni, ha stimolato la nascita di Centri di ascolto per uomini maltrattanti, del Centro Donna e Giustizia, di Centri antiviolenza, di azioni formative rivolte al sistema scolastico. Ma c’è bisogno di maggiori politiche. Il costo economico della violenza di genere ammonta a parecchi miliardi l’anno (Paola Castagnotto). Si sta pensando di istituire un Osservatorio regionale per non avere una visione parziale del fenomeno, di allargare la rete di sostegno per donne maltrattate, di una legge-quadro che stabilisca una rappresentanza democratica paritaria in Parlamento. Dalla FIDAPA un augurio e un plauso ai nostri governanti.



log min "Tra musica e parole, la vita privata di Giulia Schucht" di Vittoria Benetti


giulia Di musica e parole si è ammantato l’incontro conclusivo del Percorso al femminile promosso da FIDAPA e organizzato da Bal’danza, svoltosi domenica 22 settembre 2013 nella splendida cornice di Palazzo Costabili. Le parole di Lucia Tancredi autrice de La vita privata di Giulia Schucht e le note della giovane violinista Giulia Cerra, si sono fuse e compenetrate, a delineare e arricchire l’inedito ritratto di Giulia Schucht.
Il suono e la parola, strumenti di grande forza evocativa, in grado di raggiungere l’essenza delle cose, senza intermediazione, hanno condotto il pubblico a scrutare nella vita di Giulia e nella sua passione primitiva e indomita per la musica.
E mentre, mai come in questo momento, storici e polemisti incrociano le armi e i documenti sulle vicende politiche gramsciane, Lucia Tancredi ha scelto la strada di un romanzo, sulla vicenda personale del grande pensatore italiano e di Giulia, ricalcando con precisione e cura le biografie, le immagini, le parole, quelle delle lettere che Antonio e Giulia si sono scambiati tra il 1922-23 e il 1937.
È Giulia in carne e ossa quella che esce dalle pagine della narrazione. A cominciare dalla foto color seppia che apre il libro: una bellissima donna vestita di bianco accoccolata su un prato accanto al figlio nudo e al vecchio padre Apollon coi capelli e la barba bianca. Giulia è colta, cosmopolita, una violinista raffinata e insieme una donna che mantiene una componente ferina, selvatica, che il giovane Gramsci percepisce e impara subito ad amare e temere.
giulia e padreC’è la Mosca degli anni rivoluzionari nel racconto, c’è l’Italia già precipitata sotto il regime fascista che farà di Gramsci una delle sue vittime più illustri. Eppure i riferimenti storici, il passare tra le pagine di grandi personaggi, gli stenti, i pericoli, la vita da fuggiasco di Gramsci prima in Urss, poi a Vienna e infine di nuovo in Italia, colpiscono meno di quella vibrazione profonda che corre nella narrazione quando protagonista è il loro rapporto. Gramsci è rinchiuso in carcere, Giulia, malata di depressione ed epilessia, finisce tra ospedali e sanatori di un’Urss sempre più buia e feroce. Due diverse prigioni tra le quali continuerà a scorrere un fiume di lettere, messaggi e messaggeri, e sotto un sentimento radicale e profondo.
La voce narrante di Lucia Tancredi e il violino di Giulia Cerra si alternano nell’equilibrio e nell’immediatezza di uno stile che coinvolge la sensibilità profonda di chi ascolta; si delineano riflessioni, distese o sintetiche, unite ad incorporare l’eco della storia e la risonanza degli eventi. La vita che scorre è quella di Giulia, addotta nella sua unicità, ma l’insieme dei caratteri e delle qualità psicologiche che corrono nella mente, sono universali, tali da configurare pertinenze e condizioni che attengono a ogni essere umano, di ogni età della storia.
Lucia Tancredi fa riaffiorare il dolore sommerso, la vita di Giulia da sorvegliata speciale, gli interrogatori e le intimidazioni che la trasformano poco a poco in un’esiliata dentro se stessa: fuori, i residui di un incubo, le ultime allucinazioni. La sua malattia appare in questa lettura come un rifiuto a collaborare con lo stalinismo e più ancora come una forma di resistenza a quella Storia che non le ha chiesto un contributo pensante, ma ne ha preteso uno passivo e totale: la rinuncia al proprio destino, la messa a lato di se stessa, la riduzione a automa, controllore, spia. Tutto in lei crolla, affinché uno spazio di purezza si preservi.
Giulia Schucht e Antonio Gramsci ci appaiono vicini, straordinari negli slanci, nella resistenza, come nella lontananza, umani e comuni nelle contraddizioni e nelle gelosie. Riusciamo in certi momenti anche a dimenticare la portata travolgente della realtà esterna e li vediamo nella loro essenza: Giulia violinista di talento, colta, educata all’ombra dell’aristocrazia rivoluzionaria, cosmopolita, rousseauiana; Antonio con la fierezza della sua isola, il suo genio politico, costruttore di idee, sofferto e sofferente, legato a mille fili di dovere e di dedizione al suo ruolo. Giulia e Antonio, marito e moglie, sono costretti a rincorrersi per l’Europa, separati come amanti, confinati nella clandestinità di stanze d’albergo ritagliate alla vita, come sconosciuti: la premessa sicura di una presente e futura infelicità.
Quello di Giulia Schucht è un caso limite, ma anche il racconto di un genere femminile plurale che attraversa l’Europa del Novecento ad oggi, con il suo bagaglio di negazione, sottrazione, esclusione. L’unicità di una donna al centro di una vicenda politica e sociale tanto palpitante e intensa, passata nella storia senza generare alcun interesse, destinata ad un’“estinzione straordinaria”; segno tangibile di una Storia, attrezzata alla rimozione e di una storiografia a lungo cieca verso le prospettive delle donne.




log min“DONNE e CORPORATE GOVERNANCE”( Empowered Women Leading Policies)
corso silvia

Nella foto: Partecipanti al corso di perfezionamento post-universitario, promosso da FIDAPA Distretto Nord Est, presso l’Accademia delle Scienze di Bologna con la collaborazione dell’Associazione delle Docenti universitarie, rivolto a Socie Fidapa e non.


La Socia della nostra Sezione, SILVIA PELLINO, ammessa a frequentare il corso, così scrive:

Gentili Amiche e Socie,
scrivo per raccontarvi di una meravigliosa esperienza, oltre che di una grossa opportunità, che mi ha coinvolta personalmente.
Lo scorso week end (21-22 giugno) presso l'Università’ di Bologna si è svolto il corso Corporate Governance ( Empowered Women Leading Polices ) rivolto ad un numero ristretto e selezionato di donne - socie FIDAPA per la maggior parte, finalizzato alla formazione di profili esperti nei CDA delle società quotate in Borsa e nelle società a gestione pubblica, in attuazione della legge Legge 12 Luglio 2011 nr.120.
L'idea di istituire il corso di perfezionamento post-universitario nasce da una riflessione promossa al fine di costruire e valorizzare figure professionali che saranno chiamate ad entrare a far parte degli organi di governo delle società, attraverso una formazione di tipo teorico, integrata da esperienze professionali altamente qualificate.
Il progetto è stato fortemente voluto dalla nostra Presidente del Distretto Nord Est, Anna Giovannoni e dalla Vicepresidente Carla Ciani, ed è stato arricchito dall'impegno e dalla presenza, durante il corso, della Presidente Nazionale FIDAPABPW Italy, Eufemia Ippolito e della Vicepresidente Nazionale Pia Petrucci.
Grazie al lavoro della sezione FIDAPA Bologna e alla preziosa disponibilità della Presidente Paola Monari, sono stati coinvolti docenti dell'Università di Bologna di altissimo profilo accademico, che hanno saputo dare a noi partecipanti contenuti di livello tecnico e culturale, oltre che umano, eccezionali. La straordinaria occasione professionale, l'opportunità di apprendere e l'impeccabile organizzazione si aggiungono ad un'esperienza umana che vorrei cercare di trasmettervi, poiché mi ha permesso di comprendere appieno cosa è realmente FIDAPA.
Ho avuto la fortuna di viaggiare molto e di incontrare persone profondamente diverse, ma mai mi sono sentita così a casa.
Donne, anche molto differenti per età ed esperienza, mai avrei immaginato potessero accogliermi ed arricchirmi in questo modo anche solo per piccoli momenti.
La semplicità, la spontaneità e la familiarità dei rapporti instaurati in così breve tempo mi sbalordisce e mi riempie di gioia: questo per me è FIDAPA.
L'energia e la capacità di costruire insieme, l' identità forte e l' orgogliosa appartenenza di ogni singola Socia, spesa a promuovere, in ogni momento, l' intero gruppo vanno al di là dei valori del semplice associazionismo e forse anche dell'amicizia.
Tutto ciò mi rende orgogliosa di essere una “fidapina” e allo stesso tempo mi motiva a dare il massimo.
Come a Bologna, così a Ferrara con tutte voi, ho avuto modo di riflettere sulla disinteressata passione a promuovere e conoscere, la condivisione e la solidarietà, i comuni obiettivi e l'allegro piacere di stare insieme e confrontarsi. Questi sono i valori che lo scorso week end ho avuto l'onore di toccare con mano.

Grazie Silvia Pellino



log minELEZIONE DELLA NUOVA PRESIDENTE E DEL NUOVO CONSIGLIO F.I.D.A.P.A. di Raffaella Scolozzi

presidenteGiovedì 9 maggio, alle ore 19, grande assemblea F.I.D.A.P.A., nei locali offerti dalla generosa ospitalità del Circolo Negozianti, per l’elezione della nuova Presidente e del nuovo Consiglio che rimarranno in carica per i prossimi due anni. La data non poteva essere più significativa perché appunto il nove maggio del 1950 l’allora ministro degli Esteri francese Schumann proponeva la creazione della Comunità Europea del carbone-acciaio (CECA), primo passo per una futura nascita di un’Europa unita, oltre le barriere geografiche, politiche e doganali. Era da poco finita la seconda guerra mondiale, con i suoi orrori, e le menti più sensibili avvertivano la necessità di promuovere, con tutti i mezzi, la ricerca di una solidarietà di fatto, solidarietà tra i governi, tra i popoli, tra gli uomini. Anche la F.I.D.A.P.A. nacque ottantadue anni fa per lo stesso motivo: riunire le donne in un’associazione che operasse concretamente in campo economico, sociale, culturale, donne progettuali ma soprattutto persone solidali che intendessero superare diversità, falsità e pregiudizi. E che si debba ancora lottare per questi ideali in pieno ventunesimo secolo lo dimostra l’attacco ai diritti della donna che si traduce in un vero e proprio atto di forza di fronte ad una resistenza ferma e decisa. La violenza domestica è nel mondo la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. In Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna.
Per questo ci è di conforto segnalare l’armonia e la collaborazione tra le socie che ha caratterizzato quest’assemblea fidapina, e che si è conclusa con un’allegra riunione conviviale intorno alle portate preparate dal bravo chef del Circolo Negozianti.
Piuttosto sorprende che, a volte, l’aggressione alla libertà della donna viene fatta da persone che per, lavoro e cultura, si sono sempre dimostrate di mente aperta e di ampie vedute, come Oliviero Toscani, che in passato con i suoi clamorosi manifesti, si è schierato contro il razzismo e le disuguaglianze tra i sessi. Ma ve l’ho detto: è un brutto periodo per la donna!
Nella foto: Maria Grazia Suttina - Presidente eletta