Centro Donna Giustizia

COSA FACCIAMO

                                          USCIRE DALLA VIOLENZA - 
UN POSSIBILE PERCORSO A FERRARA E PROVINCIA
Convenzione di Istanbul: Art. 3 L’espressione “violenza contro le donne basata sul genere” designa qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato… 


Il progetto Uscire dalla violenza accoglie donne sole e/o con figli, che subiscono violenza, solitamente da parte di partner o ex, e attua:
- ospitalità e protezione in casa rifugio ad indirizzo segreto;
- progetti individuali volti a sostenerle nei percorsi di uscita dalla violenza e finalizzati a raggiungere un’autonomia personale.
Il progetto è in rete con i servizi del territorio anche attraverso Protocolli d’intesa per il contrasto alla violenza di genere e fornisce risposte immediate e concrete tutti i giorni della settimana. Attraverso un colloquio, anche telefonico, nel rispetto della riservatezza e della privacy, la donna può trovare e capire meglio quello che le sta capitando e avviare un percorso che la porterà a proteggere sé e i propri figli, nel caso siano presenti, attivando procedure stabilite e concordate. Sono attivi percorsi di prevenzione nell’ambito delle scuole e, dal 2015, quattro punti di accoglienza, a Ferrara e Provincia: Cento, Comacchio e Codigoro.
 
Cosa Offre:
- Accoglienza, Ascolto Privo di Giudizio, Protezione.
- Interruzione del ciclo di violenza: allontanamento della donna e dei figli/e dalla loro abitazione e collocazione al di fuori della propria abitazione: albergo, Casa rifugio, altra situazione.
L’operatrice dal primo colloquio rileva la gravità delle situazioni di violenza riportate dalle donne, oltre al tipo di violenza subita anche dai figli/e.
 
Obiettivi:
L’obiettivo primario è il riconoscimento di ogni forma di violenza così come la sua cessazione, attraverso il sostegno e i percorsi attivati nel centro antiviolenza. Il Centro è strutturato per accogliere e gestire anche situazioni di emergenza.
 
Accogliere la violenza
L’attività dell’accoglienza rimane uno dei cardini del Centro Antiviolenza: è l'operatrice formata adeguatamente all'ascolto e al supporto delle donne vittime di violenza, che le accoglie e che, per prima, si rapporta al racconto o narrazione delle varie tipologie di abusi - anche quello psicologico ed economico - ai quali le donne possono essere ancora sottoposte. Negli ultimi anni si va a confermare la tendenza di un arrivo di donne più giovani di età e sicuramente più informate dei servizi, che il territorio offre e, per questo, più consapevoli di ciò che può offrire un centro contro la violenza alle donne. Il Centro Antiviolenza, oltre alla possibilità dell’ospitalità per situazioni che richiedono un’alta protezione e l’ingresso in “casa rifugio” ad indirizzo segreto, è un luogo di parola - detta, scritta o silente - che da ascolto, legittimità e dignità alle richieste e ai bisogni delle donne.
La giovane età spesso è associata e letta come una condizione di maggiore libertà e autonomia della donna, che non sempre è accettata dagli altrettanto giovani o meno giovani partner. Sono riferite, infatti, storie che, prima ancora di violenza fisica, sono di violenza psicologica e di minacce anche gravi qualora la partner sia intenzionata a lasciare il compagno o ad allontanarsi temporaneamente in virtù di progetti riguardanti studi, lavoro all'estero o altro.
La sensazione della perdita e dell'abbandono da parte dell'uomo anche se giovane, è vissuta come una perdita di una parte di sé oggettivizzata nella partner, che porta a sempre maggiori tentativi di trattenerla attraverso atti di tipo persecutorio o pseudo-minaccioso, talvolta mascherato o velato da scherzo, attraverso l'uso della rete o del social network, creando allarme, isolamento, giudizio da parte dei coetanei che non riescono a gestire la situazione o a proteggere la vittima.
È proprio la violenza psicologica uno dei dati in aumento:
 dovuta di nuovo al ripresentarsi di una sperequazione sostanziale del ruolo e del potere dei due sessi anche nelle relazioni d’intimità.
E' nell’intimità delle pareti domestiche o all'interno delle convivenze, infatti, che si verificano le situazioni più frequenti e anche più gravi di violenze a partire da quelle quotidiane e più subdole, come quella che deriva dalla differenza di potere di guadagno tra i due componenti della coppia. Da questo maggior potere che è assai frequente nell'uomo, si arriva all’illusione di un potere sulla propria compagna, senza tenere conto delle leggi, anche in costanza di matrimonio, che dovrebbero tutelare o almeno salvaguardare la parte più debole della coppia, che nella stragrande maggioranza dei casi è la donna.
L'operatrice di accoglienza ha così davanti a sé una mappatura sulla quale lavorare e intervenire nella relazione, per esplorare i bisogni più urgenti ed immediati oltre a capire quale possa essere il vero desiderio e diritto della vittima che spesso fatica a prendere consapevolezza, non perché non ne abbia gli strumenti o le capacità, ma perché troppo affaticata o invischiata nel meccanismo di difesa e protezione di sé, rendendo difficile anche la gestione dei figli che sono affidati per la maggioranza del tempo alla madre.
Il senso e il significato dei colloqui con l'operatrice si ritrovano in un’accoglienza e in un dialogo, che prevede dei passaggi importanti e condivisi in una progettualità completa, per elaborare assieme e individuare le strategie di uscita da una situazione di violenza. Il ruolo dell’operatrice di accoglienza sta nel presentare al momento opportuno tutti i servizi e le figure che il Centro Donna Giustizia di Ferrara offre: dalla consulenza legale a quella psicologica, la mediazione linguistica ove è necessaria, sempre con l'affiancamento dell’operatrice di riferimento che peraltro rimane la stessa anche nell'eventuale passaggio in casa rifugio a quella dello sportello di orientamento, per il reinserimento lavorativo.
L'ascolto deve rimanere attivo per condividere con la donna un’eventuale situazione di pericolo o di minaccia, anche se velata o sottovalutata dalla vittima stessa, senza optare per facili quanto inutili o dannosi stereotipi sulle violenze, anche quando vengono perpetuate a danno di donne straniere e appartenenti a culture diverse e molto lontane da quella Europea “occidentale”.
 
Le violenze subite dalle donne accolte
Non dobbiamo dimenticare che le violenze subite dalle donne da un partner o da un ex partner sono spesso gravi o molto gravi. Le donne che sono accolte al CDG, soffrono per le conseguenze della violenza, in quanto deteriora in modo grave le capacità di resilienza:
Lo scopo per tutti i maltrattanti è lo stesso: ridurre la donna in una condizione di isolamento e quindi di dipendenza, sia economica che psicologica. La soggezione psicologica è tale che molte subiscono sistematicamente anche violenza sessuale, ma accettano la cosa come normale. Succede anche che sia proprio la donna a sminuire il comportamento del compagno, a giustificarlo. Riconoscere la violenza, diventare consapevoli, guardare in faccia la realtà, capire di aver “scelto” l’uomo sbagliato come marito e padre per i propri figli è una cosa molto dolorosa e durissima da accettare. Molte non ci riescono e preferiscono raccontarsi bugie e girare la testa dall’altra parte. I maltrattanti sono per la maggior parte uomini “insospettabili” e appartengono a tutti i ceti sociali: liberi professionisti, intellettuali, operai, impiegati, spesso capacissimi di stare in mezzo alla gente. Riescono anche a ingannare gli operatori della rete di sostegno. Il riconoscimento della violenza da parte della donna è dunque il primo, fondamentale step per uscirne.
A seguito delle ripetute violenze dai partner (attuali o precedenti), le donne soffrono di perdita di fiducia ed autostima. Tra le conseguenze sono molto frequenti anche ansia, fobia e attacchi di panico, disperazione e sensazione di impotenza, disturbi del sonno e dell’alimentazione, depressione, nonché́ difficoltà a concentrarsi e perdita della memoria, dolori ricorrenti nel corpo, difficoltà nel gestire i figli e infine autolesionismo o idee di suicidio. Le donne cercano aiuto più di prima presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli e sono numerosi gli invii delle FF.OO. in particolare dai Carabinieri che nel 2014 a Ferrara arrivano fino a 34 invii.
Il Centro Antiviolenza ha il compito di accogliere e dare protezione a queste situazioni, oltre che diffondere una cultura che si opponga a quella aggressiva, che continua ad alimentarsi di stereotipi e di discriminazioni contro le donne, il cui risultato è comunque, di fatto, il tentativo di violarne il corpo, i desideri, la libertà. Un percorso inserito in un contesto di questo tipo, consente alle donne di recuperare più velocemente le proprie risorse, non solo perché affiancate da professioniste che sanno come gestire le dinamiche contorte della violenza e le sue conseguenze, ma anche perché si trovano ad interagire con un territorio circostante spesso restio ad accogliere e ad accettare le violenze, attuando meccanismi di diniego e rifiuto che fanno sentire la donna ancor più in colpa, umiliata e prevaricata. I protocolli d’intesa e i progetti di collaborazione che negli anni si sono sviluppati tra il CDG e la rete circostante sta producendo una cultura che riconosce, affronta e scioglie i nodi cruciali della violenza, restituendo, quando le collaborazioni hanno successo, dignità alle donne e al contesto circostante, a maggior ragione quando ci sono minori che assistono.